Qualcuno ti osserva: giallo in una notte di tempesta

“Qualcuno ti osserva” è un giallo scritto da Ethel Lina White facente parte della collana letteraria del mistero “I Bassotti”, pubblicata da Polillo Editore. Il libro ha per protagonista Helen Capel, una ragazza alla pari che lavora per una ricca famiglia inglese, che, in una notte di tempesta, è terrorizzata dal restare sola nella grossa dimora dei Warren, mentre fuori si aggira un pericoloso maniaco che ha già mietuto tre vittime. Pubblicato nel 1933, “Qualcuno ti osserva” è un esempio interessante di giallo classico ed è stato portato sul grande schermo nel film “La scala a chiocciola” (“The Spiral Staircase”, 1946), diretto da Robert Siodmak.

qualcuno ti osserva ethel lina whiteScheda libro
Titolo: Qualcuno ti osserva
Autore: Ethel Lina White
Anno di pubblicazione: 1933
Editore: Polillo
Genere: giallo

Ambientazione: Inghilterra
Lunghezza: 252 pagine

Helen Capel è una giovane donna che lavora come ragazza alla pari al servizio dei Warren, una ricca famiglia di intellettuali che vive in un’isolata dimora di campagna al confine tra il Galles e l’Inghilterra. Helen è tutta presa dai suoi compiti quotidiani e dal fare una buona impressione per mantenere il suo lavoro quando, di ritorno all’imbrunire verso la tenuta di Summit, le sembra di scorgere un albero che si muove e da cui sbuca un uomo che la sta osservando da lontano. Spaventata da quella visione, Helen rientra immediatamente in casa, dove trova conforto nella compagnia degli altri abitanti: Mrs. Oates, la domestica forzuta che si prende cura di Helen, Mr. Oates, il pigro marito della signora che lavora come autista, il professore, il freddo padrone di casa, Miss Warren, la distaccata sorella del professore, Lady Warren, la matrigna del professore e di Miss Warren, vecchia inferma dal carattere difficile, Stephen Rice, l’indolente studente del professore, Newton, il figlio del professore gelosissimo della moglie, Simone, la moglie capricciosa e passionale di Newton, e la signorina Barker, la nuova inquietante infermiera. Tra le mura di Summit, la grande tenuta in cui vivono i Warren, Helen Capel si sente al sicuro dall’assassino che si aggira nelle vicinanze e che ha già ucciso tre ragazze nel fiore degli anni come lei; ma, mentre la casa è sferzata dalla tempesta, Helen viene a sapere che in passato quella dimora è stata teatro di delitti efferati e, a poco a poco, tutti gli abitanti della casa spariscono o diventano inutili, chi per dovere, chi per capriccio, chi per un inconveniente, chi per un vizio. Combattuta tra le sue fantasie e la sua razionalità, Helen cerca in tutti i modi di non restare completamente sola nella grande villa battuta dalla tormenta che allunga i rami degli alberi verso la casa e fa sbattere le finestre violentemente, ma qualcuno sembra aver messo in moto un marchingegno per poter arrivare a lei e coglierla proprio nel momento più vulnerabile.

Qualcuno ti osserva è un libro appartenente all’età dell’oro del mystery (1920-1940) che ha creato gli elementi tipici del giallo, qui tutti presenti: l’ambientazione isolata in una dimora di campagna battuta dalla tempesta, un colpevole che si aggira tra i presenti, una grande famiglia riunita, figure inquietanti come la vecchia inferma che sa più di quello che dice, ma a cui nessuno dà ascolto, o l’infermiera maligna che fa profezie funeste, ed elementi scenici come porte che cigolano, finestre che sbattono, camere disabitate, scale infernali, alberi scossi dal vento che si protendono verso una casa che dà protezione. Il libro di Ethel Lina White è ricco di metafore naturali: gli alberi ai confini della tenuta sono gli occhi e i movimenti dell’assassino che aspetta il momento giusto per colpire, il vento che ulula fuori dalla finestra è il lamento della prossima vittima e i cespugli che allungano i loro rami verso la casa sono le mani dell’assassino che, lentamente, raggiungono Helen, proprio nel luogo in cui, apparentemente, è più protetta.
Il libro riprende alcune caratteristiche di Dieci piccoli indiani, capolavoro di Agatha Christie, facendole proprie: i personaggi della storia, infatti, scompaiono uno dopo l’altro, ma senza essere assassinati, fino a lasciare la protagonista completamente sola; l’originalità del libro sta proprio nel suo inscenare un marchingegno che, sfruttando le passioni umane, permette all’assassino di raggiungere il suo scopo: trovarsi faccia a faccia con Helen senza essere disturbato. La figura dell’assassino, sfuggente fino alle ultimissime pagine e mascherata da un diversivo, è tratteggiata in un modo unico: egli è una persona perfettamente normale tra un accesso di follia e l’altro, è un volto distorto che si sovrappone al volto consueto delle persone, è la trasformazione improvvisa della persona che ci passa accanto tutti i giorni e che, nel segreto, alimenta le sue follie.

Le vicende del romanzo avvengono nel breve lasso temporale di una notte, notte che diventa una metafora della vita stessa, di una grande prova da affrontare per l’individuo e anche del passaggio alla vita adulta, sulla cui soglia si trova proprio la protagonista Helen Capel, che, nell’arco di poche ore, vive la notte più lunga ed estenuante della sua vita.
Prendendo in prestito una tecnica nota della narrativa che consiste nel terminare i capitoli con frasi o battute dense di significato, la scrittura di Ethel Lina White ingenera nel lettore la costante sensazione che stia per accadere qualcosa di grave od esplicativo, ma il romanzo è incentrato quasi esclusivamente sui pensieri della protagonista, sull’immaginazione che le gioca più volte brutti scherzi, sui suoi sforzi per proteggersi, sulle sue prove di coraggio, sui suoi continui cambi d’umore, perché, di fatto, l’unica vera svolta o scoperta avviene soltanto nelle ultimissime pagine, cosicché il romanzo risulta privo di azione e concretezza; questa tecnica è così esasperata che ad un certo punto il lettore sospetta che tutto il libro sia solo un’inutile sequela di vaneggiamenti di una protagonista spaventata dalle ombre. Penalizzato da un’inconcludente tensione narrativa, il romanzo si risolleva grazie alla presenza di un originale movente e alla brillante risoluzione in extremis resa possibile dall’intervento imprevisto di un personaggio.

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